“Sono nato a Lenola, un paese della bassa Ciociaria, al confine tra il Lazio e la Campania.
Un paese, direi, del Sud, alla frontiera del Sud. Quando sono nato, era un paese contadino, con un piccolo nucleo artigiano e con un ceto di proprietari terrieri. La mia famiglia faceva parte di questo ceto. Si trattava di proprietari terrieri in decadenza, con tendenza a passare nella carriera burocratica o nell’avvocatura. L’agricoltura era molto povera, a basso rendimento: grano, granturco, la ricchezza erano gli olivi, con un uso del mercato molto ristretto, molto autoconsumo e scambi limitati ai paesi circonvicini”.
Pietro Ingrao, “Le cose impossibili”, Editori Riuniti, 1990, pag. 3
“Lenola era un paese silenzioso: lo stacco aereo che i tocchi di campana segnavano nel cielo mi colpivano. Era come il pronunciarsi di una lingua (autonoma e densa) che alludeva più che dire: e combinava la segretezza della sua parola alla suggestione dell’intreccio sonoro.”
Pietro Ingrao, “Volevo la luna”, Einaudi Editore, 2006, pag. 13